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Finalmente autunno

di Aira Carrese

Seconda Parte.

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Una domenica mattina, di ritorno dalla messa nella chiesa dove Federico cantava nel coro, avevano deciso di andare al Circeo; Daniele conosceva lì un ottimo ristorante, era vicino a un’altra casa di proprietà dei Monterosso, che al momento attuale era oggetto di un contenzioso legale fra eredi e che non era quindi disponibile. Ci passarono con l’automobile, girarono intorno alla proprietà, la casa era appena visibile nei punti più alti perché nascosta dagli alberi, ma si vedeva che era in una posizione privilegiata, dalla quale si poteva osservare un bel tratto di costa. Peccato davvero non poterla vedere dentro. “Amore”, disse Daniele,”ti prometto che ci porteremo il nostro bambino, qui, fra un anno magari ci si torna in tre, eh? Che ne pensi?” “Sono felice”, rispose Diletta, “sarebbe bellissimo tornarci in tre, ma sono già felice così”. Era già poco più di un anno che si conoscevano e Daniele era spessissimo da lei. Non si era mai trasferito, però, sebbene si facessero già progetti concreti di dare un fratello o una sorella a Federico. Ogni volta che tornava da un congresso, c’erano fiori o regali per lei, si capiva che la amava veramente e che era sempre nei suoi pensieri.

“Chiamiamo tua madre, Daniele, è quasi Natale, se proprio non può venire, andremo noi a trovarla, magari con Federico, sai quanto ne sarebbe contenta?”

“Sì, rispose lui, “hai ragione, la chiamerò per chiederglielo, poi te la passo”. Compose il numero, qualche secondo di attesa, poi: “Hallo” e una gran risata, seguita da una fitta e incomprensibile conversazione in fiammingo. Parlava e gesticolava, seduto sul divano, sorridendo e a tratti scoppiando in risate divertite. Si vedeva che con la madre c’era un’intesa assoluta. A un certo punto Diletta ebbe la sensazione che la conversazione stesse per concludersi, lui annuì e salutò, ripetendo più volte la stessa parola di commiato. Dispiaciuta, gli chiese come mai non gliel’ avesse passata, in fondo loro due facevano coppia ormai da un anno e mezzo e stavano addirittura cercando di avere un bambino, possibile che non si riuscisse ad allargare questa felicità alla famiglia che c’era? La sua non c’era più, era figlia unica e i genitori erano morti, ma almeno quella di lui, era possibile accedervi o no? Ora era risentita, oltre che dispiaciuta, ma lui, sorpreso, le disse “Hanneke aveva fretta. Era già sulla soglia della porta quando l’ho chiamata, vestita di tutto punto. L’aspettavano, doveva andare a teatro e non poteva trattenersi. Ti saluta e dice che si sente che sono diverso. Sono più allegro e il merito è tuo. Per Natale vediamo di organizzare, su, non essere irritata con me. Hanneke è sempre in giro da qualche parte, è fatta così, corre sempre, io ormai ci ho fatto l’abitudine. Al nord sono diversi, vanno in bicicletta sotto la pioggia, le signore di settant’anni escono da sole a cena e tornano tardi la sera, ed è normale trovare gente di quell’età nelle aule universitarie a frequentare i corsi più disparati. Non meravigliarti troppo, quando la conoscerai, capirai. E tirò fuori dalla borsa un pacchetto. Era un libro. Incredibile, era riuscito a trovarlo. Lei lo cercava da un anno, lo aveva chiesto a quasi tutte le maggiori librerie di Roma, ma niente. Introvabile. Era un romanzo di fantascienza, uscito fuori stampa e ormai non più reperibile. Quest’uomo era meraviglioso, non poteva capitarle niente di meglio.

E così, nella speranza di poter finalmente cambiare l’arredamento alla camera in fondo, quella grande con il terrazzo, aggiungendo la culla e i mobili pastello, erano passati altri sei mesi. Diletta non era più una ragazza, e neanche Daniele. Avevano entrambi superato i quaranta da un po’ e dispiaceva pensarsi di lì a dieci anni senza dover fare le corse a scuola, in piscina, al parco o alla riunione con gli insegnanti.

continua ...

 

Aira Carrese

13 giugno 2009

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola