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Tenabrae Factae Sunt

di Aira Carrese

Prima parte.

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“Papà, tardo un po’, per le nove sono a casa”, disse Fabrizio, fermandosi sulla soglia del negozio di autoricambi prima di riporre il cellulare nella borsa e salire sulla moto. Solo un mese prima era morto Roberto, un amico di famiglia, in moto, mentre tornava a casa, travolto da un’auto che non aveva rispettato lo stop, e sapeva quanto il padre, pur non dicendoglielo apertamente, temesse una simile tragica eventualità. Provava ancora più affetto per il padre, ora che, rimasto solo, era andato in pensione. Due anni prima era morta la madre, a causa di un ictus, e Luciano, nonostante l’interesse per la fotografia e l’impegno sociale per i giovani detenuti del carcere di Rebibbia, aveva preso a dedicarsi con più intensità e dedizione alle necessità dell’unico figlio.

Le note del son di Compay Segundo lo obbligarono a riprendere il telefono dalla borsa, già riposta nel bagagliaio della moto, una BMW GS 1200 comprata con i risparmi del lavoro precario che era riuscito ad accaparrarsi tre anni prima, dopo altri due di altrettanto precaria, ma più faticosa e meno interessante occupazione in una società piccola, lontana e con turni scomodi. “Fabri, ricordati di portare il passaporto scaduto, domani mattina, oltre al resto”, la voce allegra di Lorenzo, l’amico di sempre, che gli faceva da grillo saggio. Fra due mesi sarebbero partiti per Cuba: un viaggio che Lorenzo aveva insistito a fare, dopo che Fabrizio e Martina si erano lasciati. Lui ne aveva sofferto, ma la fine di quella storia era stata inevitabile; si erano amati, erano stati anche bene insieme per un po’, non erano neanche troppo diversi, ma lo erano i loro obiettivi, e si erano allontanati perfino un po’ sorpresi di non soffrirne profondamente. Martina voleva recarsi all’estero per la sua specializzazione, mentre lui non si sarebbe trasferito né in Germania, né in un altro Paese del Nord Europa, dove sembrava ci fossero le migliori opportunità per il futuro di lei. Amava il caldo, Fabrizio, mentre Martina vedeva il suo futuro di oncologa proprio lì, in Germania. Solo tre anni prima lei aveva lasciato Riccardo per lui. Dapprima era stata un po’ spaventata dall’attrazione che sentiva per Fabrizio, la sua comparsa aveva messo in crisi lei e la sua relazione con Riccardo, con il quale aveva un legame da due anni. Martina lo conosceva fin dal liceo e gli voleva un gran bene; non capiva più se lo amava o se era solo un grandissimo affetto, quello che provava per lui, non voleva che soffrisse, quindi in un primo momento aveva declinato ogni invito da parte di Fabrizio, spiegandogli che era già impegnata; poi, nei mesi, lei stessa si era accorta di sentirsi ormai attratta da questo gigante simpatico e più vicina a lui che non a Riccardo, con il quale le affinità, scopriva ora, erano scarse. Non era stato facile, troncare la relazione, non era stato indolore, Riccardo non si lasciava lasciare, la amava da molto prima che lei si accorgesse di lui, poi era riuscito un po’ alla volta ad ottenere l’attenzione di lei, e ora la perdeva. Non lo accettava, e per lei quello era stato un periodo penosissimo.

Ora, tre anni dopo, sia Fabrizio che Martina erano di nuovo liberi: lei di andare in Germania, alla fine aveva deciso, lui, intanto, di farsi un viaggio a Cuba con Lorenzo. Lei, una bellezza non convenzionale, misurata, gentile, attenta, matura e responsabile; lui, un ragazzone di un metro e novanta col viso da bambolotto; trentatré anni, occhi di lapislazzulo e capelli scuri. Cominciava a sentire una certa allegria per questo viaggio: Cuba, un posto lontano e unico; unico per la cultura, per la gente, per l’architettura, per la musica, i ritmi, le abitudini, il costume, i colori… Un paese colorato, semplice, allegro, ma all’avanguardia per tanti aspetti. Ne avevano parlato a lungo, con Lorenzo; rimanevano i punti oscuri di un regime che comunque si era macchiato di persecuzioni ed omicidi. Aveva letto il libro di Reynaldo Arenas “Prima che sia notte”, in cui l’autore descriveva molto bene la persecuzione castrista ai danni degli omosessuali, e non solo. Sarebbe stato un turismo consapevole ed informato, il loro, non solo spiagge e colori, né ricerca di facili avventure, no. Tra l’altro, Lorenzo non era esattamente interessato a lanciare ami fra le ragazze cubane. Né cubane, né di altra nazionalità. Quello sarebbe stato un viaggio che avrebbe contemplato la storia, l’approfondimento, il dialogo con la gente, sarebbe stato un continuo forare la cultura locale con l’osservazione, la curiosità, la ricerca di contatto, la condivisione; entrambi si aspettavano questo, magari Lorenzo avrebbe dedicato più tempo agli edifici dell’Avana o alle piante tropicali; poi, chissà, avevano anche messo in conto qualche interessante incognita legata alla scoperta, all’avventura, alla magnificenza dei magici colori dei tropici.

Rimise a posto il cellulare, si allacciò il casco e via… La Habana, Buena Vista, hasta prontoooo!!!

continua

10 ottobre 2009

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola