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Girolamo Romanino Un artista in rivolta nel Rinascimento italiano Castel del Buonconsiglio, Trento 29 luglio - 29 ottobre 2006
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"Madonna con bambino" (1507), Louvre
Barthel Bruyn, "Bernardo Cles" (1531)
Particolare della Loggia del Romanino
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l Castello del Buonconsiglio di Trento è riuscito a creare un grande evento espositivo intorno alla figura di Girolamo Romanino allestendo una mostra di alto valore storiografico e culturale, premiata da un vasto successo di critica e di pubblico (già quarantamila visitatori, a più di un mese dalla chiusura). A Trento sono arrivate un centinaio di opere da importanti musei italiani e stranieri, che restituiscono un ritratto a tutto tondo di Girolamo Romanino, dando anche la possibilità di confrontare il suo lavoro con opere degli artisti più importanti per la sua formazioni artistica (Tiziano, Lorenzo Lotto, Moretto, ecc…). Girolamo Romanino è un artista anomalo nel panorama Rinascimentale: “Un pittore in rivolta”. Spiega uno dei curatori, Francesco Frangi, che Romanino porta in sé un “demone”, uno spirito anticlassico, che può manifestarsi in tutta la sua forza innovativa solo quando è chiamato a lavorare lontano dai grandi centri culturali, dove domina la cultura rinascimentale, ma che è presente, seppur in maniera latente in tutte le sue opere. La formazione di Romanino si gioca in un dialogo tra due mondi artistici differenti. Da una parte l’ambito lombardo, Brescia stessa (la città che gli dà i natali nel 1485), è un centro molto vivace in cui operano il Moretto(1498-1554), Vincenzo Foppa (1427-1515) e Savoldo (1480-1548). Dall’altra l’ambiente veneziano, dove (siamo nei primissimi anni del Cinquecento) Giorgione e Tiziano sono i maestri di un nuovo uso dei colori e di una nuova composizione ambientale. Durante il soggiorno veneziano Romanino conosce l’opera di Dürer, da cui deriva la tensione espressionistica che sarà la cifra della sua produzione negli ani successivi. Le spinte anticlassiche di matrice nordica sono attenuate agli inizi degli anni Venti. Romanino cerca di avvicinarsi allo stile dominante a Brescia, dettato dal Moretto. Una pittura più tradizionale e armoniosa, influenzata anche dal “Polittico Alveroldi”, dipinto da Tiziano nel 1522 nella chiesa bresciana di San Nazzaro e Celso. L’iconografia di quest’opera viene ripresa da Romanino pochi anni dopo nella chiesa di San Giorgio a Capriolo, vicino Brescia. Un confronto fra le due tele rivela l’indipendenza che Romanino mantiene nei confronti della pittura rinascimentale, dipingendo la figura di Cristo in modo più realistico e lontano dalla statuaria classica. Il ritorno alle inquietudini dei primi anni avviene a Trento. Romanino è chiamato dal principe vescovo Bernardo Cles (1485-1539) a dipingere un ciclo di affreschi nel Magno Palazzo. Dal 1528 Bernardo Cles sta trasformando il medievale castello dei principi vescovi in una dimora rinascimentale e si affida all’artista bresciano per la decorazione della loggia. Tra il 1531 e il 1532 Romanino può lavorare in grande libertà, in un contesto vicino alla cultura nordica che sente tanto affine. Due anni di fervente lavoro: si serve raramente dell’ausilio dei cartoni, spesso le figure prendono forma direttamente sulle pareti, tradendo anche i disegni preparatori. Nella loggia del Magno Palazzo, Romanino crea uno spazio illusionistico, sfondando il soffitto che si apre in un cielo azzurro che accoglie il mitico Fetonte e la sua folle corsa sul carro del Sole. Nelle lunette si alternano a scene mitologiche, riferimenti alla storia romana e alla tradizione biblica, riferimenti iconografici che ruotano sempre attorno a figure femminili (Giuditta, Cleopatra, Dalila, Venere, ecc..). Dopo la parentesi trentina, Romanino torna nelle terre lombarde. Realizza il suo capolavoro in un paesino della Valcamonica. A Pisogne Romanino può operare in completa libertà. Ritroviamo più forti che mai le sue inquietudini, il grottesco, un naturalismo antiaulico e fedele al reale. Negli anni successivi realizza dei cicli di affreschi in altre chiese della Valcamonica, a Brenno (1535) e a Bienno (1540). L’ultima sezione della mostra si occupa degli ultimi due decenni di attività di Romanino. Si spegne nuovamente il furore anticlassico ma è ancora avvertibile la qualità artistica delle sue opere. “Girolamo Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano” è sicuramente una mostra anomala e che si differenzia notevolmente dalle grandi mostre cosiddette popolari. Si è reso possibile, grazie a questa mostra, un approfondimento delle conoscenze sull’artista ed è stato aggiornato il catalogo delle sue opere, oltre a far conoscere il Romanino al grande pubblico. Ma il maggior valore di questa mostra è quello di aver dimostrato che anche le operazioni di alta qualità possono aver successo. Numerosi eventi collaterali arricchiscono la mostra per tutto il periodo di apertura: concerti, letture, conferenze, cinema e danza. Il calendario completo degli eventi è consultabile sul sito www.girolamoromanino.it |