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La mostra “Universal
Experience” approda al Mart dopo aver già riscontrato un grande
successo a Londra (Hayward
Gallery) e Chicago (Museum of Contemporary Art), curata dal Manilow Senior
Curator proprio del Museum of Contemporary Art di Chicago, Francesco
Bonami (direttore della Biennale 2003). È un’esposizione dedicata al
turismo, trentacinque artisti, con opere che vanno dagli anni Sessanta ad
oggi, si confrontano con questo fenomeno di massa attraverso fotografie,
video, installazioni, sculture. Il curatore afferma che si tratta “al
tempo stesso [di] un’esperienza e [di] una mostra sull’esperienza”.
Opere con significati e
idee di fondo differenti, ma in cui lo sguardo dell’artista si allinea e
coincide con lo “sguardo del turista” (sottotilo della mostra).
Katharina Fristch indaga
la stretta relazione tra il turismo e il kitsch, creando una scultura
composta di numerosi vasi-souvenir. Altri (Hans Peter Feldman ad esempio)
si concentrano su un altro “feticcio” del turismo: la cartolina
postale.
I luoghi del turismo in
questa mostra sono le grandi metropoli, prima fra tutte Las Vegas, città
nata e sviluppatasi per l’intrattenimento. Le foto di Timtschenko
dedicate alla città del peccato evidenziano la falsità di un mondo
patinato, che tenta di riprodurre nel kitsch più esasperato le grandi
mete turistiche mondiali. Ma il turismo è indagato anche nella sua
ricerca dell’esotico. Lockhart espone delle fotografie realizzate presso
una popolazione dell’Amazzonia, seguendo una spedizione antropologica.
Monumentale l’opera di Peter Fischli e David Weiss. Quindici anni di
lavoro per ricoprire una tavola luminosa di
28 metri
di lunghezza con centinaia di diapositive, istantanee che ripercorrono in
ideale giro del mondo.
Alcune opere sono invece
direttamente dedicate proprio al turismo “museale”:
Gonzales-Torres presenta una delle sue famose opere votate alla
dissoluzione: un cumulo di caramelle dal quale il visitatore può
sottrarre un souvenir, un ricordo ma anche un pezzo, della mostra; sono
presenti anche le famose fotografie di Struth che ritraggono visitatori
nelle sale dei musei più importanti del mondo.
Andrea Robbins e Max
Becher si occupano invece di appropriazioni di altre culture, con scopi
turistici e di intrattenimento: è il caso della popolazione di un paese
tedesco vicino a Dresda che ogni anno si traveste da tribù pellerossa,
creando un’attrazione turistica.
E il turista molto spesso
muovendosi, porta con sé anche il proprio mondo, trovandosi in ogni parte
del globo sempre a casa: oppure può cercare di portare il mondo nel
proprio giardino: Mircea Cantor fotografa una riproduzione della Tour
Eifel nel parco della villa di un miliardario in Romania.
L’artista-turista può
essere anche un occhi critico, dotato del distacco necessario per cogliere
contraddizioni e fascinazioni di paesi lontani: Pascale Marthine Tayou
fotografa un negozio africano in cui una foto del papa è messa in vendita
tra maschere tradizionali; Gabriel Orozco invece coglie il fascino e
l’aura di mistero di una distesa di sandali abbandonati in India. Oppure
l’artista può essere un occhio che stravolge le tradizionali vedute
turistiche: è il caso della provocazione di Cattelan che ci mostra la
famosissima scritta che troneggia sopra Hollywood, appositamente
ricostruita per un progetto per
la Biennale
2001, fotografata da dietro.
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