Universal Experience
Lo sguardo del turista

Mart
Rovereto, Corso Bettini, 43

www.mart.trento.it

dall'11 febbraio al 14 maggio 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mostra “Universal Experience” approda al Mart dopo aver già riscontrato un grande successo a  Londra (Hayward Gallery) e Chicago (Museum of Contemporary Art), curata dal Manilow Senior Curator proprio del Museum of Contemporary Art di Chicago, Francesco Bonami (direttore della Biennale 2003). È un’esposizione dedicata al turismo, trentacinque artisti, con opere che vanno dagli anni Sessanta ad oggi, si confrontano con questo fenomeno di massa attraverso fotografie, video, installazioni, sculture. Il curatore afferma che si tratta “al tempo stesso [di] un’esperienza e [di] una mostra sull’esperienza”.

Opere con significati e idee di fondo differenti, ma in cui lo sguardo dell’artista si allinea e coincide con lo “sguardo del turista” (sottotilo della mostra).

Katharina Fristch indaga la stretta relazione tra il turismo e il kitsch, creando una scultura composta di numerosi vasi-souvenir. Altri (Hans Peter Feldman ad esempio) si concentrano su un altro “feticcio” del turismo: la cartolina postale.

I luoghi del turismo in questa mostra sono le grandi metropoli, prima fra tutte Las Vegas, città nata e sviluppatasi per l’intrattenimento. Le foto di Timtschenko dedicate alla città del peccato evidenziano la falsità di un mondo patinato, che tenta di riprodurre nel kitsch più esasperato le grandi mete turistiche mondiali. Ma il turismo è indagato anche nella sua ricerca dell’esotico. Lockhart espone delle fotografie realizzate presso una popolazione dell’Amazzonia, seguendo una spedizione antropologica. Monumentale l’opera di Peter Fischli e David Weiss. Quindici anni di lavoro per ricoprire una tavola luminosa di 28 metri di lunghezza con centinaia di diapositive, istantanee che ripercorrono in ideale giro del mondo.

Alcune opere sono invece direttamente dedicate proprio al turismo “museale”:  Gonzales-Torres presenta una delle sue famose opere votate alla dissoluzione: un cumulo di caramelle dal quale il visitatore può sottrarre un souvenir, un ricordo ma anche un pezzo, della mostra; sono presenti anche le famose fotografie di Struth che ritraggono visitatori nelle sale dei musei più importanti del mondo.

Andrea Robbins e Max Becher si occupano invece di appropriazioni di altre culture, con scopi turistici e di intrattenimento: è il caso della popolazione di un paese tedesco vicino a Dresda che ogni anno si traveste da tribù pellerossa, creando un’attrazione turistica.

E il turista molto spesso muovendosi, porta con sé anche il proprio mondo, trovandosi in ogni parte del globo sempre a casa: oppure può cercare di portare il mondo nel proprio giardino: Mircea Cantor fotografa una riproduzione della Tour Eifel nel parco della villa di un miliardario in Romania.

L’artista-turista può essere anche un occhi critico, dotato del distacco necessario per cogliere contraddizioni e fascinazioni di paesi lontani: Pascale Marthine Tayou fotografa un negozio africano in cui una foto del papa è messa in vendita tra maschere tradizionali; Gabriel Orozco invece coglie il fascino e l’aura di mistero di una distesa di sandali abbandonati in India. Oppure l’artista può essere un occhio che stravolge le tradizionali vedute turistiche: è il caso della provocazione di Cattelan che ci mostra la famosissima scritta che troneggia sopra Hollywood, appositamente ricostruita per un progetto per la Biennale 2001, fotografata da dietro.